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| CHIESA DI SAN MICHELE |
Il Comune di Porto Valtravaglia (2.500 abitanti ca. su una superficie
di 16 kmq.) è situato sulla sponda occidentale del Lago Maggiore,
verso la sua estremità più settentrionale, fra colline dolci
e verdi pianure che si affacciano sul lago.
Se il capoluogo si è andato sviluppando in faccia al lago, così
non è avvenuto per le numerose frazioni: Ticinallo, Muceno, Musadino,
Domo, Ligurno, Torre e San Michele, piccoli gruppi di case disseminate sui
declivi circostanti, fra vaste macchie di una vegetazione che si impone
per la sua bellezza, in ogni stagione. Alcune di queste frazioni, ancor
più del capoluogo, hanno conservato testimonianze storiche ed artistiche
di una certa importanza.
Già nell'età del ferro è documentata una presenza
umana in Valtravaglia (fra Porto e Caldè). I Romani attraversarono
la Valtravaglia prima di Augusto, poi giunsero anche qui le milizie imperiali,
seguite dal sistema giuridico amministrativo di Roma. Nel IV secolo cominciarono
le prime scorribande barbariche e, di conseguenza, il bisogno di realizzare
sistemi difensivi anche lungo il Verbano si fece impellente. A quell'epoca
sono attribuibili i primi nuclei della Rocca di Caldè e la torre
nell'omonima frazione, oltre che la prima parte del possente campanile di
Domo.
Dopo i Longobardi, certamente presenti a Porto e dintorni (lo documenta una serie di toponimi attribuibili alla loro lingua, come Sala, Torre, Corte, Ganna), vennero i Franchi, ma di quelle epoche ci sono pervenute pochissime tracce.
È invece documentata
la presenza a Sala di Ticinallo, nel XII - XIII secolo, della potente famiglia
dei "da Sexa" la quale vantava diritti sulle chiese di Santa Maria
e di San Giorgio di Muceno. Essendo stata una famiglia legata al re e poi
all'imperatore, si può pensare che la Valtravaglia sia stata a lungo
di pertinenza regia ed essa stessa sede di corte regia.
Verso la metà del X secolo, Ottone I° concesse all'arcivescovo
di Milano Valperto il feudo di Travalia, che da quel momento divenne dominio
dei potenti presuli ambrosiani, i quali vi esercitarono la loro giurisdizione
spirituale e temporale. Maggiori notizie di quest'epoca si possono scoprire
dalla lettura del volume ormai introvabile di Rinaldo Beretta relative agli
statuti di Travalia nel XIII
secolo.
Numerose e di grande interesse sono le costruzioni religiose rimaste. Le
più importanti sono certamente quelle che compongono il centro religioso di Domo (chiesa di S.
Maria, chiesa di S. Stefano e Battistero)
L'originaria chiesa di S. Maria risale al IX - X secolo, con il relativo
Battistero. Nella chiesa di S. Stefano si conservano preziosi affreschi.
Domo fu centro della pieve di Travalia fino al 1137, quando la sede plebana
su spostata a Bedero per ordine dell'arcivescovo Robaldo. (per la storia religiosa di
Porto e di Domo clicca qui).
(Fotogallery di Domo Valtravaglia)

Importante documento per conoscere la vita del XII secolo sono gli Statuti
del 1283, stilati su ordine di Ottone Visconti, padrone assoluto di Milano
e del suo vasto contado.
Nel 1438 il duca di Milano Filippo Maria Visconti investì del feudo
di Travalia la nobile famiglia comasca dei Rusca, investitura che venne
confermata da Francesco Sforza a metà del secolo.
Nel 1523 gli Svizzeri distrussero la Rocca di Caldè a seguito dell'occupazione
di Luino e della Valtravaglia.
Negli ultimi decenni del Cinquecento, quando da tempo il ducato di Milano
era entrato nell'orbita spagnola, le terre della Valtravaglia passarono
al conte Ruggero Marliani, dopo essere state borromee per un decennio (dal
1543 al 1553) ed essere poi ritornate ai Rusca-Lonati.
Grazie agli "stati delle anime" stilati al tempo di San Carlo
Borromeo, sappiamo che nel 1574 a Porto abitavano 412 persone, 192 a Muceno
con Ticinallo, 129 a Ligurno, 115 a Musadino, 16 a Domo e 13 a Torre. Tale
popolazione fu falcidiata sicuramente dalle due pestilenze del 1585 e del
1630-31 che imperversarono nella zona.
All'inizio del Seicento fra' Paolo Morigia, nativo di Porto, pubblicò
la sua "Historia della nobiltà et degne qualità del Lago
Maggiore" e lodò il piccolo borgo per i commerci, per la calce
che si estraeva e per la fertilità e salubrità dei luoghi.
Precisava che due famiglie nobili milanese, i Buzzi e i Porta, erano originari
di Porto, a conferma per noi degli stretti legami che la Travalia aveva
con la capitale del ducato. All'inizio del 1700 un dotto parroco di Domo,
Giovanni Giuseppe Vagliano, pubblicò pur'esso un'importante opera,
"Le rive del Verbano", rimasta a lungo un fondamentale punto di
riferimento per la storia locale.
1. Dal 1750 al 1900 - La seconda metà del 1700 è un periodo importante per la Valtravaglia e per il Varesotto in genere, perché segna la nascita dell'imprenditoria locale, forse in anticipo rispetto a quello che ugualmente stava avvenendo sulla sponda piemontese del Lago Maggiore. Nel 1769 a Porto (500 abitanti) era già in funzione una filanda che dava lavoro a 25 dipendenti e che risultò essere l'unica presente su tutto il territorio del circondario di Varese in quell'epoca. A Porto era già attiva anche una vetreria con 15 dipendenti, la Vetreria Cioja, con produzione di buona qualità comprendente lastre di vetro, bicchieri e caraffe. La vetreria sarebbe diventata certamente un fiore all'occhiello dell'economia locale. Attorno al 1780 le vetrerie divennero due, con l'avvio di quella di Ambrogio Minetti. Filande e fornaci, sperimentazioni nell'agricoltura, maestranze boeme, formano un quadro assai vario ed attivo di Porto Valtravaglia, che porterà alla coniazione di un soprannome per i suoi abitanti: "mezarat", cioè pipistrelli, popolo della notte, a causa dei turni notturni di lavoro nelle varie fabbriche, ma soprattutto per gli addetti ai forni delle vetrerie.
Nel 1759 Felice Cioja e Carlo Mellerio fondarono a Porto una fabbrica specializzata nella produzione di lastre di vetro, caraffe e bicchieri di cristallo. Nel 1774 vi lavoravano 40 uomini e 49 donne, oltre a numerosi fanciulli. Parte della manodopera proveniva da paesi lontani e diede origine a famiglie il cui nome ricorda la loro origine: Griner, Asciamprener, Klingly. In epoca napoleonica, il noto economista Melchiorre Gioia affermò che la purezza dei vetri di Porto era rinomatissima, di poco inferiore a quelli di Boemia. La fabbrica passò poi di proprietà della famiglia Minetti, migliorando in qualità e quantità, dando lavoro a 170 persone. Nel 1901, in occasione dell'Esposizione Varesina la ditta di Porto fu brillantemente presente. Era in quegli anni di proprietà della famiglia Lucchini, di origini milanese, ma saldamente legata a Porto Valtravaglia. Un esponente della famiglia, Angelo, fu tra i fondatori della Banca Popolare di Luino nel 1885 e lungamente anche sindaco di Porto. Nel 1922 la vetreria di Porto aveva assunto il nome di "S.A. Vetreria Nazionale A. Lucchini" con capitale di Lire 3.000.000. L'attività proseguì fino alla cessazione definitiva che avvenne nel 1959.
2. Dalla civiltà contadina a quella industriale - A consolidare il passaggio in quegli anni dalla civiltà contadina alla civiltà industriale concorsero diversi fattori, tutti concomitanti. In una relazione del Comune di Porto Valtravaglia (firmata dal sindaco Piero Lucchini) redatta nel 1885 sulle condizioni igienico - sanitarie dei Comuni del Regno d'Italia si evidenzia come l'agricoltura e le attività connesse non fossero più alla base dell'economia locale. Non si coltivava riso e pochissima canapa. La coltivazione dei bachi era indicata come "modestissima, che va sempre scemando per la mitezza dei prezzi attuali". "Predomina l'industria, essendo l'agricoltura affidata specialmente alle donne". Si cita una vetreria, dove lavorano 60 operai, uomini e donne e fra questi cinque o sei ragazzi sotto i 14 anni. Non vi sono telai. C'erano circa 30 boscaioli. La popolazione era composta da 449 maschi e 360 femmine (in totale 192 in più rispetto il censimento del 1871). Si contavano 21 nati nel 1880, 41 nel 1881, 24 nel 1882, 37 nel 1883 e 36 nel 1884; nessun nato-morto nel quinquennio. Vi segnalava anche che vi erano 18 persone che superano i 75 anni di età. Fra il bestiame, residuo patrimonio dell'agricoltura locale, si contavano 5 cavalli, 7 buoi, 30 vacche, 10 maiali, 15 fra pecore e capre. L'alimentazione era naturalmente sobria (le carni pregiate si dice siano consumate solo dalle persone agiate): i piatti erano a base di granoturco, segale, riso, patate, castagne e legumi, latte. Poca frutta. Si segnalava la presenza di due spacci per tabacchi e ben 23 di liquori! Nel settore sanitario c'era una farmacia, un medico-chirurgo-ostetrico, una levatrice. La salute della popolazione era complessivamente buona; si evidenziava nel 1885 la morte di sette persone per cholera asiatico.
3. L'artigianato - In quegli anni stava nasceva una sorta di economia mista, in cui l'agricoltura e le attività artigiane si affiancavano alle nascenti industrie, inserite nelle aree rurali, senza che queste nuove attività potessero turbare la semplicità e la quiete della vita campestre. Fiorivano anche un gran numero di artigiani (sarti, calzolai, muratori, falegnami, fabbricanti di carrozze, fabbri ferrai, sellai, fornai) che si accompagnavano alla bachicoltura, condotta sempre a livello familiare. I commerci cominciavano a servire un'area ristretta, locale, per sfociare poi nei mercati, e con maggiori difficoltà nelle città, nonostante un discreto impianto di comunicazioni stradali. Questa situazione generale di sviluppo era abbastanza diffusa in Lombardia, nel Varesotto e nella nostre valli. Nel 1881 la Lombardia veniva definita come la prima delle regioni italiane per il numero di operai addetti all'industria. La Valtravaglia, pur con le dovute proporzioni, non sfuggì a questa logica, grazie alla presenza di situazioni favorevoli locali ed avvenimenti di più ampia portata dei quali ne facciamo qui una necessaria sintesi.
4. I fattori di sviluppo - Anzitutto la costruzione della ferrovia Sesto Calende, Laveno, Luino, Pino, Canton Ticino, inaugurata il 4 dicembre 1882. Poi la linea Varese - Gallarate inaugurata il 26 settembre 1985, grazie anche ad un personaggio locale di spicco, l'avv. Scipione Ronchetti. Interessante il fatto che alla loro realizzazione parteciparono economicamente molti imprenditori locali, consapevoli dei vantaggi che le linee ferrate avrebbero portato alle loro industrie. Poi le strade lacuali Laveno - Luino - Maccagno e la Valcuvia. Anche la nascita delle società di mutuo soccorso concorse ad accrescere un necessario solidarismo operaio. Nel 1884 fu fondato il Sodalizio di Mutuo Soccorso fra i lavoratori della Valtravaglia; nel 1901 su costituita la Cooperativa fra gli abitanti della Valtravaglia; nel 1918 la Cooperativa di consumo fra operai ed affini e nel 1920 la Cooperativa di consumo di Musadino. Nel 1905 venne anche fondato l'Asilo di Muceno. Il 30 marzo 1864 risultava che Carlo Porta, studente, e Benigno Porta erano interessati (proprietari) di una fabbrica di fiammiferi in Porto Valtravaglia. Da una lettera del 31 ottobre 1868 del Comune di Sesto Calende indirizzata a quello di Porto, risulta che un certo Carlo Lombardi è qui titolare di una fabbrica di fiammiferi. Le banche locali, create ad opera degli imprenditori, svilupperanno e consolideranno le attività industriali nascenti. Basti ricordare la Banca Popolare di Luino, nata il 15 febbraio 1885 ad opera di imprenditori locali, fra i quali il nostro Angelo Lucchini. Anche le "esposizioni universali" (Varese 1871; Milano 1881, 1886 e 1901) concorsero a far conoscere sul più ampio mercato le attività locali e ad espandere le loro attività. E poi ancora l'invenzione dell'automobile e delle motociclette, con nuove fabbriche nel sud della provincia.
5. Cultura per tutti - Anche la cultura si faceva strada nelle classi meno abbienti. Nel 1888 venne istituita a Porto una scuola rurale maschile e femminile; nel 1897 era la volta di una scuola mista ed era stata nominata maestra la sig.ra Maria Porta, nel 1899 era maestra la sig.ra Anna Porta. Ebbe grande successo poi l'apertura nella Valtravaglia di una Scuola Elementare Superiore e di disegno applicato ai mestieri, con sede a Musadino, costituita in corpo morale con regio decreto del 24 marzo 1889. Su quei banchi sedettero la maggior parte dei giovani che volevano diventare abili muratori, falegnami, e poi meccanici.
6. Nasce il turismo - Di pari passo allo sviluppo culturale ed industriale si realizzava uno sviluppo turistico, con la costruzione di hotel e un gran numero di ville, di squisita fattura liberty, che ancora valorizzano le periferie delle città e le strade fronte lago dei nostri paesi, dove persone nobili e ricche trascorrevano le vacanze estive ed altri periodi dell'anno. Dietro ad ogni rivoluzione economica e sociale ci sono sempre delle persone che, cogliendo le opportunità del mercato, sfruttando le proprie capacità imprenditoriali e la propria propensione al rischio, danno vita a nuove iniziative, occorre qui ricordare alcune famiglie che emergono nell'economia locale, come i Lucchini, i Minetti, i Martignoni, i Porta, i Franzosini, i Petrolo, i Faverio, che hanno segnato la storia dello sviluppo dei nostri paesi nei decenni successivi all'unità d'Italia e, via via, dagli inizi del 1900 fino ai giorni nostri.
7. Nuovi assetti amministrativi e nuove presenze industriali -
Non ultimo fattore di cambiamento e di crescita fu la costituzione della
provincia di Varese nel 1928 creata con il distacco da Como e, nello stesso
anno, l'aggregazione a Porto dei Comuni di Muceno e Musadino. Il primo decennio
del 1900 sembra essere passato senza particolari mutamenti, fino al 1916-17
quando alcune aziende locali furono chiamate a collaborare con l'esercito,
in prossimità della prima guerra mondiale. Tra di esse vi fu la Vetreria
Lucchini (anche se non si sa con quale prodotto) e la ditta Boltri Lodovico,
dedita alla produzione di munizionamento. Negli anni Venti e Trenta vengono
segnalate nuove presenze industriali. Nel 1921-22 era stata fondata la ditta
Ettore Rivolta e C: che realizzava mobili in ferro, mentre nel 1926 era
già operativa la T.E.L.S.A. che si occupava della torcitura e della
lavorazione della seta artificiale. Nel 1928 la Boltri Lodovico risultava
gestita da Ugo Ganna e C. ed era passata alla produzione di ventilatori.
Nel 1929 erano ancora pienamente in attività le fornaci di calce
e nel 1930 Domenico Cometti, ultimo grande proprietario delle cave locali,
che aveva ammodernato gli impianti portandoli a ciclo continuo. In data
imprecisata era entrata anche in funzione la ditta Koffler Armando e Martegani
Giuseppe che produceva accessori in vetro, quali campane, vetri per sveglie
e per manometri dei cruscotti delle auto. Era dotata di un forno che poteva
produrre 3 quintali di vetro nelle ventiquatt'ore. Nel secondo dopoguerra
la Valtravaglia va inesorabilmente incontro ad un forte declino industriale,
con la chiusura progressiva di tutte le imprese che per tanti decenni avevano
dato lustro e lavoro alla Valtravaglia. Più recentemente, nel 1970
chiudeva la Vetreria di Porto; nel 1985 veniva dichiarato il fallimento
della T.E.L.S.A. e nel 1982 un incendio costringeva alla chiusura anche
la E.R.M.A. che produceva prodotti chimici-farmaceutici. Le due industrie
tuttora esistenti sono la I.N.C.A. facente capo alla fam. Faverio che l'aveva
fondata nel 1943, e l'ITALPOMPE, fondata dalla fam. Fogliata negli ambienti
della loro vecchia segheria.
Nel 1943 la nostra zona fu teatro di una battaglia, fra le prime della
Resistenza italiana, culminata nella battaglia
del San Martino.
Negli ultimi cento anni l'economia di Porto è andata man mano a trasformarsi
da industriale ad artigianato e servizi. La buona posizione geografica,
la conformazione del suo territorio esteso fra il lago e la montagna, hanno
fatto riscoprire la vocazione turistica del capoluogo e delle frazioni,
verso le quali sono stati attratti molti turisti stranieri, insieme a quelli
del milanese, tradizionalmente legati al luogo. Porto Valtravaglia è
ancora alla ricerca di una sua più compiuta vocazione, in uno sforzo
che vede impegnate tutte le forze locali, Comune, Pro Loco, Commercianti,
mediante un'offerta varia e significativa di servizi qualificati, intrattenimenti
culturali e per il tempo libero, ma non solo. Il mantenimento delle attività
industriali e commerciali stanno alla base delle norme del vigente P.R.G.
nel quale sono anche previsti significativi indici di consolidamento ed
espansione delle attività artigiane compatibili con la residenza.
COSE DA VEDEREPORTO VALTRAVAGLIA
LAVATOIO DEL XVII sec. (lungolago)
Il capoluogo e le frazioni sono dotate di antichi lavatoi che hanno conservato
le loro caratteristiche originarie.
Alcuni utilizzano ancora l'acqua di sorgente che perviene dalle falde sotterranee,
acqua ritenuta molto adatta, per le sue caratteristiche, a lavare la biancheria.
Altri lavatoi come questo si trovano in Via Castello e nelle frazioni di
Muceno, Musadino, Domo, Ligurno, Torre e Ticinallo.
AFFRESCHI "INSEGNA D'ARME SPAGNOLA" E "MADONNA IN TRONO" (lungolago)
Durante i lavori si sistemazione
della facciata di casa Martignoni-Girola prospiciente il porticciolo, in
via Cesare Battisti, sono emerse le tracce di due antichi affreschi. Uno
è una Madonna in trono con Bambino (in piedi) situata sopra l'entrata
dell'edicola. Si è appurato che l'affresco è stato "strappato"
negli anni '40-50 e se ne sono perse le tracce. Ora è rimasto sulla
parete il graffito preparatorio che, ripulito, evidenzia l'opera dell'artista
che lo disegnò. Il restauratore varesino arch. Carlo Alberto Lotti
lo ha attribuito ad Antonio da Tradate, un pittore che operò nelle
nostre zone tra il 1500 ed il 1520. Una Madonna simile alla nostra si trova
a Maccagno nella chiesa di Santo Stefano, dipinta da Antonio da Tradate
attorno al 1511. Il secondo affresco, certamente più interessante
per la unicità, è stato scoperto scrostando la facciata tra
i negozi di parrucchiera e di elettricista e rappresenta la grand'Arme dei
Duchi di Milano durante l'epoca spagnola. E' lo stemma di Carlo V o di Filippo
II. Lo studioso di araldica Gabriele Reina lo fa risalire a prima della
conquista spagnola del Portogallo avvenuta nel 1580, data la mancanza dell'effigie
del Regno Lusitano. Si tratta di un reperto d'importante valore araldico
di cui eguali di trovano uno affrescato al Castello Sforzesco di Milano
e un altro scolpito sopra il portale del palazzo del Governatore spagnolo
di Milano (in piazza Fontana).
L'emblema rappresenta, da sinistra a destra e dall'alto al basso: gli stemmi
di Castiglia e di Leòn; gli stemmi d'Aragona, di Sicilia e dell'Arciducato
d'Austria. Al centro c'è lo stemma del Ducato di Milano (biscione
e aquila). Poi gli stemmi di Borgogna, di Borgogna antica, degli Asburgo
(o di Lindburg), del Tirolo e del Regno di Gerusalemme. Per ultimo dovrebbe
esserci stato anche lo stemma delle Fiandre, ora illeggibile. Il tutto è
sormontato dalla corona alla quale è appeso il collare del "Toson
d'Oro", antica onorificenza il cui conferimento spettava alla Spagna
e all'Austria.
Questa seconda scoperta è veramente eccezionale, anche per lo stato
di conservazione dell'affresco, e pone una serie di domande cui sarebbe
bello poter rispondere: a chi appartenne la casa e lo stemma, perchè
fu dipinto su quella casa. Era forse di un nostro illustre, ed ora sconosciuto,
antenato?
CASA MELLI - PISONI - LAZZARINI (via Roma)
Costruita fra il 1620 ed il 1630 da Daniele Melli, fu residenza privata
e masseria agricola della dinastia dei notai Melli. Fu oggetto di vari ampliamenti
attorno al 1756 e al 1826 fino ad assumere le forme attuali. Nel 1801 la
proprietà risultava intestata ad Antonia Melli, ultima erede, e al
marito Paolo Pisoni, quindi ai suoi discendenti fino al 1886. Fu poi acquistata
dalla fam. Lazzarini.
All'interno conserva un elegante portico su due piani, una grande sala con
volta "ad ombrello", oltre ad altri ambienti d'epoca, come la
"camera incunaboli" ed i "cubiculari". La facciata,
realizzata con i lavori del 1756 rappresenta l'elemento di spicco del fabbricato
lungo la Contrada Maggiore, l'attuale via Roma.
Chiesa Parrocchiale di S. Maria Assunta (via Roma)
L'antica chiesa era in stile romanico, ad una sola navata, risalente al 1000 -1100. E' stata ampliata nel corso dei secoli e la facciata attuale risale al 1400, come lo dimostra l'affresco votivo dedicato a s. Rocco dipinto sul lato interno della stessa e datato 1524. L'altare venne consacrato il 21 luglio 1581 da s. Carlo Borromeo. Le tre campane furono fuse nel 1834 e poste sul campanile sopralzato e trasformato nel 1924-25. E' stata arricchita da eleganti vetrate dei f.lli Villa.
Chiesa di S. Rocco (via Roma)
Così come appare oggi, la chiesa venne costruita nel 1633, mediante una sottoscrizione già iniziata il 24 novembre 1630, perché il santo preservasse il paese dalla peste. La cappella originaria risale al 1523; di questa si conserva il bellissimo affresco della Madonna col Bambino nell'atto di proteggere la chiesa parrocchiale, circondata dai santi Sebastiano, Rocco, Cristoforo e Antonio abate (o Biagio). L'affresco è attribuito alla scuola del Borgognone o di Bernardino Luini. La chiesa è stata restaurata nel 1981.
CASA PISONI (via Carducci)
E' appartenuta all'omonima famiglia che diede anche il nome alla strada che conduce al porto. La costruzione rimanda al "lotto gotico" dell'edilizia urbana medioevale e potrebbe far parte, come la torre colombaia di via Filanda, di una cittadella fortificata con il ruolo di avamposto della Rocca di Travaglia.
PALAZZO BUZZI - ZAMARA (via Zamara)
Palazzo signorile del sec. XVI, rimaneggiato nel sec. XVIII, forse residenza del notabile di Porto. Fu di proprietà Buzzi, famiglia che si è estinta nella famiglia Zamara. Tra i suoi componenti troviamo: Francesco Maria notaio in Milano nel 1696; Giacomo Antonio sindaco di Arona nel 1746; Giacomo Filippo notaio in Porto Valtravaglia dal 1796 al 1806.
SITO RONCHETTI
Proprietà che fu della fam. Ronchetti. Qui nacque Scipione il 10 ottobre 1846, avvocato e politico di fama, che sedette in Parlamento per 42 anni. Fu deputato, Sottosegretario di Stato in diversi ministeri ed infine Ministro di Grazia e Giustizia nel governo Giolitti e Tittoni dal 1903 al 1905.
CHIESA DI S. MARIA DEL FIUME (via Luino, davanti al Cimitero)
Costruita "nel logo detto al Fiume" in forme semplici e con povertà di mezzi tra il 1743 ed il 1754, è conosciuta anche come chiesa della "Madonna delle cappelle" in quanto era circondata fino agli anni '30 da una serie di cappelle della Via Crucis.
CHIESA DI S. MARIA ASSUNTA (frazione DOMO)
Le origini del centro religioso
di Domo si fanno risalire al V° sec. e fino al 4 marzo 1137 qui fu sede
della pieve di Travaglia. La chiesa di S.Maria Assunta conserva un campanile
romanico (rimaneggiato) e una finestrella dell'antica chiesa. Sopra l'ingresso
principale è situato in cantoria
l'organo proveniente dalla Collegiata di Castiglione Olona per la quale
venne costruito tra la fine del '500 e l'inizio del secolo successivo. Non
si conosce il nome del costruttore, ma lo strumento è stato rifatto
nel corso del XVIII secolo da G.B. Biroldi. Durante il periodo estivo (luglio
e agosto) si tengono concerti.originariamente
in stile romanico conserva ancora un'antica monofora ed è ampiamente
descritta negli atti della visita pastorale del 1597. Tra il 1786 ed il
1795 la chiesa venne ampliata e trasformata nelle sue forme attuali su progetto
di Francesco Silvestro Giorgetti di Brissago. Il campanile deriva da una
torre romana di guardia. La piazza, rifatta nel 2005 con il contributo dello
Stato, era l'antico cimitero.
Il Battistero di S.Giovanni è uno dei più antichi edifici della Pieve. Risale all'epoca carolingia.
La chiesa di S. Stefano è un edificio sacro risalente a prima
dell'XI sec., parzialmente trasformato in abitazione nel 1849. Conserva
nel presbiterio pregevoli affreschi del XV e XVI sec.: sulla volta sono
rappresentati i Dottori della Chiesa e sulle pareti una teoria di apostoli
ed una grande Crocifissione.
CHIESA DI S. GIORGIO (frazione MUCENO)
Edificio sacro di origini antiche che godeva del giuspatronato dei nobili "de Sexa" di Ticinallo, grandi proprietari fondiari, castellani della Rocca di Travaglia nel 1261, sostenitori nel XIV sec. dei Torriani di Milano. E' citato negli atti della vista pastorale del Card. Federigo Borromeo il 15 agosto 1596. E' stato trasformato nel tempo fino alle sue forme attuali.
CHIESA DI S. MICHELE (Alpe S. Michele)

Chiesa di S. Michele al monte (foto
prima del restauro)
foto gallery della Chiesa di S.Michele (restauri, affreschi)
Antica chiesa d'alpe del X - XI sec. in stile romanico. Conserva un prezioso ciclo di affreschi: la Madonna in trono con S. Antonio abate e S. Bernardo, opera di Guglielmo da Montegrino (21 agosto 1517); S. Michele con angeli e l'offerente Dominicus Cusstos che si fa risalire al XII sec. Altri affreschi sono in controfacciata (San Michele e S. Ambrogio) e sulle pareti (Abramo e Isacco) e un interessante velario che circonda tutto l'interno. Fu restaurata dalla Parrocchia di Domo con i contributi della Regione, della Provincia e del Comune negli anni 2000 -2005. Per saperne di più, clicca qui!
CAPPELLA DELLA MADONNA DEL RONCACCIO (via per Domo)
Cappella
dedicata alla Madonna della salute, costruita prima del 1640, con un affresco
certamente più antico. All'interno un'iscrizione recita: Salutem
quam nequit aegrotis fallax medicina, supplicantibus concede alma Virgo
Maria (La salute che ai malati non può dare la medicina, a chi
ti supplica concedi, alma Vergine Maria). Ed ancora: Qui elucidant me,
vitam aeternam habebunt. E' citata in un manoscritto del 1644 conservato
nell'Archivio Parrocchiale di Domo.
CHIESA DI S. MARTINO (frazione TICINALLO)
Edificio sacro citato negli atti della visita pastorale del Card. Federigo Borromeo il 15 agosto 1596 e costruita per volontà di Bartolomeo Sessa, appartenente alla famiglia che fu vassallo degli arcivescovi di Milano. Fu ricostruita "per la ruinosa decadenza" nel 1787 da Pietro Nosetti "come patrono di detta chiesa" e benedetta nel luglio del 1787.
CASA SESSA - FRANZOSINI - PETROLO (Frazione TICINALLO)
Complesso edilizio curtense risalente al XII - XIII sec. appartenuto
alla famiglia "de Sexa" titolare del Castello di Sessa nel Malcantone
e trapiantata in Valtravaglia nel 1240. E' citata degli Statuti della Castellanza
di Travaglia del 1283 come i "de Sessa de Dissinallo".
Divenne proprietà dei Franzosini, importante famiglia di Intra di
industriali, architetti e musicisti, tra il 1700 e il 1900.
Nel 1918 il complesso venne acquistato dall'arch. Giuseppe Petrolo.
Pittoreschi, i piccoli abitati di Ligurno, dove la Chiesa di S.Rocco conserva un affresco di Guglielmo da Montegrino, e di Torre: qui vi sono i resti di una torre medievale, attorno alla quale si è serrato un nucleo abitato.
Musadino: la chiesetta di S. Pietro a Musadino, esempio di una chiesa romanica, si trova posta là dove un tempo esistevano la Chiesa di S.Vincenzo o di S.Maria alla fine del XIII secolo, poi scomparse. S.Pietro è certamente nota dal 1398; esisteva un'abside rotonda, di cui è rimasta la muratura di attacco alla navata.
Ticinallo: era il nucleo padrona di una "curtis" medievale, così come Muceno costituiva probabilmente l'abitato masserizio. Un bel portale gotico contribuisce al fascino ambientale delle antiche costruzioni (fra le quali la Chiesa di S.Martino), al centro di un vasto compendio di campi e pascoli.
San Michele in Monte: vi si arriva, con strada carrozzabile, da S.Antonio. La chiesa protoromanica ha una bella abside ed affreschi del XVI secolo. Rischiò di andare distrutta nel '600, quando prese fuoco il carbone ammassatovi da due carbonai. Ancora nel '700 serviva agli "alpari" che preferivano non allontanarsi dalle greggi, insidiate da lupi e pericoli di ogni genere. Sorge in un mirabile scenario di prati, boschi, monti ed offre un panorama incantevole. L'elemento architettonico più interessante è l'abside semicircolare, in cui a tratti compare una caratteristica disposizione a "spina di pesce" della muratura, realizzata in grossi ciottoli regolari e ben curata. Nell'estate del 2001 sono stati riportati alla luce importanti affreschi attribuibili al X-XI sec. bisognosi di restauro. Un secondo affresco, parzialmente già visibile, è stato portato interamente alla luce: la Madonna in trono con Sant'Antonio Abate e San Bernardo, datato 1517. Al piedi delle tre figure è apparsa la firma del pittore Gugliemo da Montegrino e la dedica dell'offerente, tale "... us de Ligurno". Nell'inverno del 2000 è stata consolidata la struttura edilizia e rifatto il tetto in beola con un contributo della Regione Lombardia e secondo le disposizioni della Soprintendenza di Milano. Tra il 2000 ed il 2005 è stato completato il restauro con lo scoprimento degli affreschi interni risalenti al 1100 - 1400. (vedi foto gallery della chiesa).
Nell'anno 2000 è stato scoperto nei boschi di San Michele, a confine con Brissago Valtravaglia, un masso recante incisioni cruciformi, attribuito all'epoca medioevale .
HISTORICHER BERICHTPorto Valtravaglia liegt am Seeufer von Lago Maggiore. An diesem Ufer
wird das Tal breiter: einige Vororte sind: Torre Ligurno,Domo, Musadino,
Muceno und Ticinallo. Der Ursprung vom Namen "Porto" kommt von
alten Zeiten,da Porto der Platz vom Handel und Verbindung war.
Wir haben nicht so viele artistische Denkmaeler; aul jeden Fall gibt es
Sankt Stephan Kirche und die Taufkapelle von Sankt Johannes in Domo.
Die Taufkapelle von Sankt Johannes in Domo ist sehr alt; sie stammt aus
der karolinischer Zeit und ihr Stil ist achteckig und fast zylindrisch.
Auch die Kirche die auf dem Berg "S. Michele" liegt, ist sehr
wichtig. Die Struktur der Kirche ist romanisch, vor dem XI. Jahrhundert
und sie hat einen kleinen, dreieckigen Glockenturm.
Die ruhige Lage vom Seeufer und das Gruene der Täler bieten den Touristenfreund
die Moeglichkeit auszuruhen und Spaziergaenge zu machen an.
Cappella della Madonna del Roncaccio (strada da Porto Valtravaglia a Domo).
Affresco di ignoto, anteriore al 1640, forse appartenente a precedente cappella votiva.