Un lungo, caloroso applauso ha salutato
l'ingresso di Dario Fo nel salone Pro Loco, domenica 2 febbraio, alle 17.
Oltre cinquecento persone affollavano la sala e l'esterno. Così Porto
Valtravaglia, il paese del mezaràt, ha accolto il ritorno del Nobel
dopo quasi cinquant'anni d'assenza da quello che lui stesso dirà,
è stato il paese che ha dato vita ai suoi personaggi ed alle sue
opere.
Ma la domenica di Dario Fo a Porto è iniziata ben prima. E' arrivato
verso le 13, accompagnato dal nipote Davide Rota, accolto presso la sede
della Pro Loco dalla Giunta Comunale, dal Presidente ed alcuni consiglieri
della Pro Loco stessa. Subito affiorano i ricordi, i nomi, le storie,
Poi le dediche e gli autografi sulla prima pagina del suo recente libro,
appunto intitolato "Il paese dei mezaràt". I più
fortunati si ritrovano, oltre alla firma, uno schizzo improvvisato di Dario
Fo, un giullare, il suo personaggio preferito, un po' la propria firma d'arte.
Tutti a piedi si va al Cacciatore, il ristorante che racchiude nel nome
e nei locali, una storia di Porto, che Fo non dimentica. E tra un boccone
e l'altro, sgorga un fiume di ricordi, di nomi, di storielle tanto incredibili
da non sembrare neppur vere. E poi quasi un duetto tra Carlo Calderoni e
Dario Fo: gli aneddoti ed i personaggi affiorano con tale evidenza e nitidezza
che sembrano accaduti solo ieri. Si uniscono i ricordi di Riccardo Porta
e Lucio Petrolo, ed è fatta. Si fa avanti per quasi tre ore. Uno
spettacolo prima dello spettacolo.
Sul palco del salone è il presidente della Pro Loco, Emma Porta,
a dare il primo saluto. Poi il sindaco, che ambienta la presenza di Dario
Fo nell'imbrunire della sera, quando i pipistrelli escono dai loro rifugi
e cominciano a svolazzare per le strade e per le piazze: il momento migliore
per incontrare e salutare Fo che è stato capace di far uscire la
gente di lago, un po' chiusa e restìa a parlare di sé e dei
propri ricordi, per tracciare un ideale collegamento fra un passato appena
trascorso ed un presente ancora tutto intriso di quel passato.
Un buona ora è nelle mani di Dario Fo: la platea lo applaude, lo
lascia libero di ricordare e, qua e là, di fare qualche punzecchiatura
come è sua abitudine. Ma alla fine Dario Fo ha fatto una raccomandazione
ai giovani: un forte richiamo all'impegno e alla solidarietà, quella
senza colori, senza secondi fini, generosa e libera come può essere
l'entusiasmo giovanile. E' sembrato quasi un riscatto delle bizzarrie e
delle avventure giovanili di quel Fo che ha avuto, proprio a Porto, nella
gente di quel tempo, tra gli sfaccendati e i fabulatori, i racconta frottole
e - come li ha chiamati lui - gli "assassini e mascalzoni" per
i pesanti scherzi che combinavano, la fonte e l'ispirazione di tutte le
sue opere.
Alla fine una fila interminabile di persone presenti in sala hanno voluto
stringere la mano a Fo, snocciolare qualche ricordo, sussurrare un nome,
uno scherzo. E poi tanti autografi, fotografie, dediche.
Era notte quando i mezaràt sono rientrati nelle loro case, per continuare
a sognare fra i ricordi del loro passato.